Prendi l’arte e abban-donala da una parte – Vi presento Stefania Bressani

L’arte contemporanea è per intellettuali?

Quante volte lo avete sentito dire? Quante volte lo avete pensato? E diciamoci la verità, quante volte vi siete detti “potevo farlo anche io” davanti ad una particolare opera difficile da interpretare, oppure che ci sembra banale?
Probabilmente è successo a tutti, perché è vero che davanti, per esempio, alla maestria di Botticelli, restiamo tutti a bocca aperta. L’esecuzione è perfetta, e anche se i livelli di lettura anche delle opere d’arte classiche sono tantissimi, la prima, quella della vista, è immediatamente comprensibile ed appaga al primo sguardo.

Già davanti a Picasso, siamo tutti un po’ più in difficoltà, figuriamoci a confronto con le tele tagliate di Lucio Fontana o con le apparentemente pretestuose installazioni di Marina Abramović.

Chi è Stefania Bressani

Di questo e di altro parliamo in questo articolo insieme a Stefania Bressani, un’artista a tutto tondo ma anche una persona umanamente ricchissima, che ho avuto la fortuna di conoscere quando ho iniziato la mia avventura di crescita personale e professionale di MaMaglia, e di tutto quello che gira intorno al mio progetto (pagina Facebook, profilo Instagram, blog).
Stefania è una ragazza di una disponibilità difficile da descrivere. Ogni volta in cui ho avuto bisogno di un consiglio o di una mano lei è sempre stata pronta ad offrirmi il suo aiuto, sia tecnico (è una maga con la grafica, per esempio) che umano.

Decidere di parlare di lei, in questa mia rubrica, è stato semplice ed immediato.
Non è ‘artigiana, è vero, ma io sono affascinata soprattutto dalla ricerca della bellezza e della qualità, dalle emozioni che un oggetto può far emergere e dal messaggio che si cerca di trasmettere attraverso il proprio lavoro.

I doni d’arte

Anche Stefania crea, peraltro. Crea come pittrice, come fotografa, come persona e come artista che si nutre d’arte in tutte le sue forme.
Crea e dona, regalando al mondo piccole gocce del mare della sua sensibilità artistica.
Perché sì, con lei si sgretola anche un altro dei muri che spesso separa la “gente comune” (ma poi chi è, davvero, “comune”?) dall’arte contemporanea: quello economico. Si pensa infatti troppo spesso che si tratti di opere costose ed impegnative. Non che non sia vero, in molti casi lo è, ma c’è anche chi, come Stefania Bressani, decide di donare la propria arte e quindi anche parte di se stessa.
Nasce quindi il progetto “Abban-doni d’arte”, che secondo me è di una poesia commovente. Oggi che tutto ha un prezzo, a volte anche i sentimenti, pensare che ci sia chi regala il proprio lavoro ed il proprio pensiero a degli sconosciuti è qualcosa di quasi incredibile.

Gli Abban-doni d'arte di Stefania Bressani

Ma conosciamo meglio, dunque, Stefania e le sue idee, grazie all’intervista che mi ha gentilmente concesso!

Qual è il tuo curriculum? Come ti presenteresti a chi a ancora non ti conosce?

Mi chiamo Stefania Bressani. Due pezzi di carta che dicono che son pittrice ce li ho, ma poi ho deciso di diventare un’artista contemporanea di quelle che fanno cose di cui non si capisce mai nulla. Io faccio delle performance: consistono nel creare una serie di piccole opere d’arte (che si chiamano “doni d’arte… appunto), catalogarle con un numero e poi… donarle al mondo. Potresti trovarne una nel cestino della tua bicicletta, appoggiata su di una panchina oppure all’interno una bottiglia mentre passeggi sulla spiaggia.

 

Come hai sviluppato l’idea dei tuoi “doni d’arte”?

Io amo tantissimo l’arte. Capitano delle volte in cui mi trovo di fronte ad un’opera e provo un’emozione fortissima. Purtroppo non succede tutte le volte perché a volte i nostri occhi hanno visto così tante immagini da essere anestetizzati anche di fronte alle cose più belle.
Così, con l’atto del dono cerco di rimettere al centro dell’attenzione il rapporto tra l’opera d’arte ed uno spettatore casuale che la incontra sul suo cammino ed interagisce con lei: la lascerà li? La porterà via? Chi sarà stato mai a metterla?

 

Di cosa si tratta esattamente? Piccole sculture, quadri? E come decidi cosa e quando abban-donare?

Ogni serie ha le sue specificità: non c’è una tecnica già decisa, il risultato si piega al significato che ogni luogo di destinazione ha per me. A volte sono piccoli quadri, a volte oggetti, cartoline… Produco un numero variabile di opere (possono essere 3, 12, 50, 100 a seconda dello scopo) e poi, una volta arrivata nel posto in questione, cerco i punti più significativi dove donare i miei lavori.

Gli Abban-doni d'arte di Stefania Bressani

I tuoi “abban-doni” vengono lasciati con un preciso itinerario oppure seguendo l’istinto e l’ispirazione del momento?

Inseguono ciò che io chiamo “un’immagine poetica” ovvero un’associazione tra l’opera che ho portato e il luogo in cui mi trovo. Cerco di fare in modo che l’associazione tra queste due cose produca qualche cosa di bello. La fotografia che scatto è il risultato di questa alchimia: è una foto che serve a documentare qualche cosa di accaduto ma che apre a mille domande sul destino di quell’opera donata.

Sei curiosa di sapere in che mani finiscono i tuoi doni oppure preferisci che il loro destino rimanga misterioso?

Preferisco che il loro destino mi sia sconosciuto. Leggendo molti libri sul significato del dono, la letteratura riporta sempre che il “donare crea legami”. Io cerco di ricreare questo legame tra l’oggetto donato e il ritrovatore. Se l’artista sparisce questo legame sarà misterioso ma anche autentico. L’esperienza del dono deve essere vissuta attraverso l’opera d’arte e non con l’artista che abban-dona le opere. Io mi sento una disseminatrice di doni, ma non so riconoscere i terreni e chissà quali dei miei lavori sarà andato disperso, chi avrà incontrato un cuore arido e chi invece uno spirito fertile… Mi piace che l’incognita e la casualità facciano parte del mio agire.

Gli Abban-doni d'arte di Stefania Bressani

Hai un’artista preferito, che ti ispira o al quale cerchi di avvicinarti?

Ho un milione di artisti preferiti! C’è chi mi piace per la tecnica, chi per l’uso dei colori, chi per il significato dell’opera. Sicuramente un lavoro bizzarro come il mio ha le sue radici nelle performance degli anni ’60/’70. Mi piace moltissimo l’arte contemporanea, quella che insomma ha smesso di parlare agli occhi delle persone ma parla alle loro teste e ai loro cuori.

L’arte contemporanea, per i profani, è spesso un’accozzaglia di installazioni senza significato, “lo potrei fare anche io”, è la frase ricorrente. Tu come rispondi a queste “critiche”?

Vivete la vita con curiosità, sempre. Non accontentatevi del “sentito dire” ma recatevi presso le mostre, ponetevi delle domande, cercate. E’ impossibile che l’arte contemporanea non scuota l’animo di un curioso. Domandatevi il perché delle cose, confrontatevi, cercate la poetica dell’artista on-line (ormai oggi lo si può fare in 10 secondi). Divertitevi nell’interpretare il pensiero dell’artista che vi parla attraverso una lingua affascinante: il linguaggio visivo. Dai! Ci hanno provato pure questi due!

Pensi che sia possibile rendere l’arte contemporanea più vicina al sentire collettivo? E come?

Internet oggi ci da una grandissima mano: io per esempio seguo moltissimi artisti di tutte le nazioni sui loro canali. Io stessa cerco di diffondere il mio lavoro attraverso i social: Ho una pagina Facebook ed un canale Instagram e a breve inaugurerò il mio sito internet. Mi piace molto coinvolgere i follower nella fase creativa della produzione.
Credo sia bello poter mostrare la creazione di un’opera dall’inizio alla fine, così ci si può avvicinare a tutte le fasi del processo creativo e comprenderlo meglio. E’ interessante poi l’ interazione tra artisti e spettatori: conoscerli virtualmente o poter interagire con loro.

Hai dei timori reverenziali nel definirti un’artista? Oppure pensi che sia uno stato d’animo ed una disposizione mentale, indipendentemente dal talento?

Ho sempre avuto un grande timore nel definirmi artista, una sorta di rispetto per quel tipo di figura. Poi, quando ho deciso di far conoscere il mio lavoro su internet ho cominciato a dover essere più sfacciata: nell’epoca della velocità le persone hanno bisogno di capire subito chi sei e cosa fai, non possono leggere chi si nasconde dietro a tutte le tue paranoie. Ho deciso di presentarmi come artista perché è uno stato dell’animo in cui mi sento davvero.
Credo che per essere un artista, come per svolgere qualsiasi altra professione, si debba lavorare sodo. Servono tre caratteristiche fondamentali:
1) Possedere la tecnica affinché non ci siano limiti al tuo “saper fare”
2) Possedere la giusta conoscenza del linguaggio visivo (che possiede delle regole come quello scritto e parlato) affinché tu sappia “far vedere”
3) Avere la testa per saper mixare tra “saper fare” e saper “far vedere” per elaborare un giusto messaggio da comunicare a chi ci guarda
4) Essere come Josef Beyus e possedere quindi la “giusta magia” per essere uno sciamano della contemporaneità.

Il confine tra arte ed artigianato è sempre stato molto labile, penso per esempio alla famosa saliera di Benvenuto Cellini, tu quale pensi sia la differenza, tra un’artista ed un artigiano?

L’artista è un poeta del contemporaneo, l’artigiano è il saper fare nel contemporaneo. L’artista produce pezzi unici nel proprio lavoro, l’artigiano disegna l’oggetto attraverso piccoli tratti, segni tra la tecnica e il ripetersi del modello in infinite perfette riproduzioni. Anche se possono sembrare due categorie molto simili, sono per me due cose completamente differenti: tengo molto al messaggio che l’artista deve trasmettere attraverso le proprie opere: è il cuore di questo lavoro. L’artigiano può veicolare dei valori attraverso le proprie produzioni ma il centro del proprio fare è la ricerca sul prodotto, è il contribuire, attraverso il proprio fare, al miglioramento dell’essenza delle cose di cui tratta.

Ed infine, quali sono i tuoi prossimi obiettivi, i tuoi sogni a medio e lungo termine?

A medio termine desidero aprire il mio sito www.stefaniabressani.it per poter raccontare le centinaia di storie che celano dietro ai doni d’arte. Artisticamente ho un paio di serie da concludere: una è una sorpresa e l’altra è la serie di 100 cartoline che devo spedire in tutto il mondo. I visitatori di una mia precedente mostra hanno scelto i loro luoghi del cuore e pian piano sto spedendo queste cartoline speciali che ho dipinto personalmente. A lungo termine? Voglio raggiungere i 1000 doni!

Grazie davvero Stefania! Ti auguro con tutti il cuore che i tuoi obiettivi diventino presto realtà e che tu possa andare anche molto molto oltre!

Per sapere di più su Stefania Bressani…

Tutto quello che avete letto vi ha incuriosito? Ecco dove trovare Stefania Bressani sul web:
La sua pagina Facebook
Il suo profilo Instagram
Il sito internet
La prossima mostra dei doni d’arte, dal 15/12/2017 al 08/01/2018 presso la libreria “La Storia” di Crema!

4 commenti

  1. sissi

    Complimenti, davvero bella la rubrica e bravissime tutte e due!

    Rispondi
    1. MaMaglia

      Grazie Sissi! 😘

      Rispondi
  2. Maddalena

    E’ bellissima questa cosa!!!… e complimenti anche all’intervistatrice che ha fatto le domande che avrei fatto io. 🙂

    Rispondi
    1. MaMaglia

      Grazie Maddalena! Stefania è bravissima e come ho già detto trovo il suo lavoro molto poetico, non potevo non intervistarla! 😊

      Rispondi

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