Giornata nazionale contro i Disturbi dell’Alimentazione

Oggi, 15 marzo 2020, ricorre la IX Giornata nazionale contro i Disturbi dell’Alimentazione. L’argomento lo conosco bene, e forse è arrivato il momento di parlarne, anche se può sembrare totalmente decontestualizzato rispetto agli argomenti di cui tratta questo blog. Io so che non è così, e che è parte della mia storia.

Perché parlarne

Ho quasi 40 anni, e dall’adolescenza sono sempre stata sovrappeso. Anche obesa, in alcuni momenti della vita. Ho imparato a tenere un po’ sotto controllo certi comportamenti, e non sono più obesa da anni sebbene, probabilmente, nessuno potrà mai definirmi magra.

Parlo di questo argomento, di questi problemi, non perché sono un’esperta, se seguite questo blog e la mia attività sapete bene che io non sono una psicologa e che mi occupo di tutt’altro. Parlo perché anche se non ne ho mai sofferto in modo patologico conosco i disturbi del comportamento alimentare da vicino, e penso che parlane sia un modo per sfatare tanti miti, e forse, chissà, far sentire meno solo qualcuno che può trovarsi in una situazione simile.

Parlo perché questo genere di problematiche sono viste, da chi non si sente direttamente coinvolto, come una gogna, o come qualcosa di facilmente risolvibile, quasi banale (“Non mangi? Mangia! Sei grasso? Mettiti a dieta!”).

Parlo perché nessuno debba sentirsi solo o avere paura di affermare che soffre di disturbi legati all’alimentazione e chiedere aiuto. Perché non è una vergogna né una colpa.

Come nasce la giornata nazionale contro i Disturbi dell’Alimentazione

Il 15 Marzo del 2012, in occasione dell’anniversario della scomparsa della giovane Giulia Tavilla, il padre Stefano e l’Associazione Mi nutro di Vita di Pieve Ligure (Genova) hanno deciso di organizzare un’iniziativa a sostegno di chi si trova a soffrire (o ad avere un familiare che soffre) di disturbi del comportamento alimentare. Questo affinché non succeda più quello accaduto a Giulia, morta a soli 17 anni per bulimia, in attesa di essere ricoverata presso un centro dedicato.

Nel giugno del 2018 la Presidenza del Consiglio ha ufficialmente riconosciuto il 15 marzo come Giornata nazionale contro i disturbi dell’alimentazione, detta anche Giornata del fiocchetto lilla.

Giornata nazionale contro i Disturbi dell’Alimentazione

Cosa significa il fiocchetto lilla

Già da molti anni il fiocchetto lilla rappresenta negli Stati Uniti la lotta e la solidarietà nei confronti di chi ha problemi legati all’alimentazione. È simbolo di lotta per diffondere queste importanti questioni; di rispetto, speranza e ricordo per chi non ce l’ha fatta.

Nella Giornata nazionale contro i disturbi dell’alimentazione vengono organizzate in tutta Italia manifestazioni varie, come convegni, presentazioni di libri a tema, gazebi informativi o anche monumenti che per un giorno si illuminano di lilla all’insegna dello slogan coloriamoci di lilla. Quest’anno la giornata arriva in un periodo in cui siamo concentrati su altre emergenze sanitarie, ma occorre non dimenticare che chi convive con questo genere di problemi soffre tutto l’anno.

Quali sono i disturbi dell’alimentazione

Secondo il DSM 5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, i disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono così definiti:

“I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”. 

Stiamo quindi parlando di quelli più evidenti, come anoressia e obesità patologica. Ma anche di quei disturbi più subdoli e striscianti, come la bulimia, il binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata), pica (ingerimento di sostanze prive di contenuto alimentare) e i cosiddetti EDNOS (disturbi alimentari non altrimenti specificati).

Giornata nazionale contro i Disturbi dell’Alimentazione

Io e disturbi del comportamento alimentare

Parto da una premessa, quantomai doverosa in questo caso. Facendo anche riferimento alla definizione di cui sopra, io non ho mai sofferto di disturbi che abbiano danneggiato la mia salute fisica o il mio comportamento sociale.

Ma lotto da sempre con la bilancia. Soprattutto, oscillo senza soluzione di continuità di quei 10/15 chili che perdo e riprendo. Mi metto a dieta, seguo un regime alimentare preciso, vado in palestra: dimagrisco. Mi fermo, mangio in modo più disordinato: ingrasso. Ho il metabolismo un po’ in palla da tutto questo yo-yo e una costituzione certamente non esile. In più ho anche 40 anni. Ho fatto disastrose diete fai da te (mai, mai, mai farle) e sono stata seguita da professionisti (l’unica scelta sensata).

Mangio quando sono nervosa? Sì, ma anche quando sono felice, per festeggiare. Cucino, assaggio e gusto, ma a volte mi arrabbio e mangio qualcosa senza neanche pensare che lo sto facendo.

Anche se non ho un problema di tipo patologico, certamente non ho un rapporto equilibrato con il cibo, e anche se provo a controllarlo, non sempre ci riesco.

Curiosità di vedere le mie foto, eh? Guarda questo post. O questo.

Grassa, sovrappeso, robusta, curvy

Sì dai, diciamocela tutta. Sono semplicemente grassa. Insomma… sovrappeso, o robusta dai. Come fa sentire meglio chiamarle, le persone come me? A volte ci definiamo curvy perché sembra più socialmente accettato, ma alla fine sempre di ciccia stiamo parlando.

E dato che la mia ciccia non mi ha mai creato problemi di salute, nell’ultimo periodo mi chiedo se quando mi metto a dieta e mi privo di tutto quello che mi piace lo faccio per me o lo faccio perché penso che se ho 15 chili in meno la società avrà un’opinione migliore di me.

Giornata nazionale contro i Disturbi dell’Alimentazione

Il problema del Body Shaming

Perché lo sai, cosa succede a chi ha la ciccia come me? Che tutti si sentono in diritto di dire qualcosa.

“Ah ma sei ingrassata eh!”. Guarda, grazie di avermelo detto… pensavo che improvvisamente mi si fossero ristretti tutti i vestiti. Per fortuna non dovrò cambiare lavatrice, credevo fosse tutta colpa sua!

“Dovresti dimagrire. Ma per la salute eh, mica per altro”. No, stai parlando di altro, car*. Perché della mia salute tu non sai nulla, non sei il mio medico e in ogni caso non ti ho chiesto un parere.

“Ma dove va con la minigonna! Con quelle cosce…”. Io non metto minigonne, ma di commenti così ne sento tanti e mi feriscono come se le indossassi io. Ma che vi importa, dico? Chi o cosa e quando, nel tempo e nello spazio, ha deciso che le minigonne o i leggings o gli shorts si portano solo se si hanno le gambe lunghe e magre? Se non ti piace quello che vedi guarda altrove e lascia vivere gli altri come vogliono.

Fa paura il grasso? Non lo so, fa paura la ciccia ma fa paura anche la magrezza, perché quante volte abbiamo sentito dire “Ma guarda quella là com’è magra! E mangialo un panino tesoro!”.

Tutto questo è body shaming. Vergognati, perché il tuo corpo ha qualcosa di strano. Perché alla fine a far paura è tutto quello che è diverso, che non capiamo, che non rientra in quel sottile, vago e stupido concetto di normalità.

Cosa fare se conosci qualcuno che potrebbe soffrire di un D.C.A.

Quindi, penso che la cosa più importante da fare, in generale nella vita, sia giudicare meno, e semmai, quando possibile, aiutare chi pensiamo possa avere delle difficoltà.

Se abbiamo un parente o un amico che riteniamo possa soffrire di un disturbo del comportamento alimentare, evitiamo commenti sciocchi, e cerchiamo di affrontare la questione con delicatezza. Lo so, di solito chi ha questi disturbi nega sempre. Ecco perché può essere fondamentale il consiglio del medico. Mia figlia è solo magra oppure c’è altro? Mio nipote è goloso o sfoga nel cibo altre frustrazioni?

Parliamone. Senza tabù, senza vergogna, senza vedere colpe che non ci sono.

Giornata nazionale contro i Disturbi dell’Alimentazione

Cosa fare se pensi di avere un D.C.A.

Ancora: parlare. Senza vergogna, senza vedere colpe che non ci sono. Vale anche per chi pensa di soffrire di DCA. L’imbarazzo di sentirsi in errore, di non riuscire a controllare ciò che per gli altri è normale alimentazione, possono essere un freno, lo so. Per me non è stato facile scrivere questo post, eppure basta pensare che chiunque combatte una battaglia. E nessuno è sbagliato.

Il panico, l’ansia, i disturbi dell’umore, la depressione, il comportamento alimentare sbagliato. Tutti questi sono problemi che solo un corretto approccio medico può risolvere, mentre il silenzio e la solitudine non possono che amplificarli.

Tutte le informazioni sulla Giornata nazionale contro i disturbi dell’alimentazione

Io ho scritto e parlato con il cuore, come ho premesso non sono un medico. Ma visitando il sito Coloriamoci di lilla (che è anche l’hashtag per celebrare la Giornata nazionale contro i disturbi dell’alimentazione) puoi trovare tante informazioni utili per affrontare i problemi legati al cibo e non solo.

Nella mia città, Prato, mi sento di consigliare una professionista che mi segue personalmente, la dottoressa Stefania Mancini, dietista, che collabora con la dottoressa Teresa Zucchi, psichiatra e psicoterapeuta .

Segnalo anche la dottoressa Rosaria Uglietti, psicologa, che lavora nella zona di Aversa (CE) e che ha una formazione specifica per disturbi alimentari e dipendenze ottenuta presso la scuola di Fenomenologia Clinica di Firenze.

Nei commenti puoi segnalare qualsiasi informazione che possa essere d’aiuto per chi legge questo post. Perché anche solo con la condivisione, la diffusione, “spargere la voce”, possiamo provare a fare qualcosa.

4 commenti

  1. Francesca Pola

    Un argomento che mi tocca da vicino. Per anni ho creduto di soffrire di binge eating, ho seguito diverse psicoterapie e ora so che il mio non è un disturbo alimentare ma più che altro un problema di ansia, che spesso “combatto” mangiando eccessivamente. Il mio rapporto col cibo e con la bilancia continua a essere complicato, e stare a casa senza poter uscire non mi aiuta ma grazie alla terapia ho imparato a tenere sotto controllo gli attacchi di fame compulsiva e ad apprezzare il mio corpo. Consiglio anche lo yoga, mi sta dando una certa stabilità sia fisica sia psicologica.
    Grazie per questo post!

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    1. MaMaglia

      Siamo più o meno sulla stessa barca, ti capisco nel profondo. Hai fatto benissimo a citare lo yoga perché davvero è un metodo adatto anche a pigre come me per prendere confidenza con il corpo e tenere a bada e ansie.

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  2. Lucy the Wombat

    Sei meravigliosa. Anch’io ho sofferto di problemi alimentari, e andando verso i 40 anni so bene di cosa parli. Anche a me i commenti sul fisico di qualunque donna, specie se fatti da altre donne, feriscono come se toccassero me. Sono stufa, stufa!! Da quando ho rischiato di morire per quella storiaccia che sai e sono andata in terapia, ho cercato di fare un gran lavoro di accettazione su di me, per piacermi sempre e non solo nei momenti in cui i vestiti mi cadevano meglio. E il paese in cui abito aiuta molto in questo senso, il body shaming qui esiste molto meno, da quando sono qui non mi vergogno nemmeno di lasciare scoperte, d’estate, parti del corpo che in Italia coprirei per non incappare in sguardi disapprovanti. Pazzesco, no? Quello che spero è che questa sensazione di libertà resti con me anche quando torno in Italia. E poi è una questione contagiosa: se vedi donne che si piacciono e se ne fregano (come qui, le ragazze quando fa caldo si scoprono indipendente dalla loro forma fisica, è bellissimo da vedere!), dopo un po’ succede anche a te! Quindi consiglio a chi di noi si sente toccata dal tuo post: siamo le prime a sentirci bene, altre donne ci verranno dietro, e le cose potranno cambiare. Scusa il papiro ma è un argomento che mi sta molto a cuore! 🙂

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    1. MaMaglia

      Non è un papiro ma una testimonianza importante! Grazie ❤ Capisco esattamente quello che dici sul fatto che “più siamo, meno pesa”. Io non ho mai amato stare in costume, ma da qualche anno vado in piscina per fare attività fisica, e confrontarmi con altre donne in un momento in cui siamo mezze nude, struccate, con la cuffia e ogni difetto in vista mi ha fatto pensare “ma chi se ne frega! Ho la cellulite, e allora?”.

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