I SegnaLì: semplici e geniali

Gabriella ed i suoi geniali SegnaLì

Conosciamo oggi la creatrice di un prodotto un po’ speciale: i SegnaLì, segnalibri che sono anche qualcosa in più.

Lettori e segnalibri

La lettura è stata una delle mie migliori amiche da sempre. Sin da bambina ho avuto la passione per le storie, i racconti, le vite meravigliose narrate dai romanzi, ed ogni lettore appassionato conosce l’importanza di un segnalibro.

Sembra un oggetto apparentemente frivolo, quasi inutile… del resto si può sempre fare “l’orecchio” alla pagina, o usare un vecchio foglio di carta. Ma spesso chi ama leggere adora anche il libro come oggetto, ama il profumo della stampa, lo spessore dei fogli, la copertina. Difficilmente vuole sciuparlo con un gesto quasi violento come piegare la carta, ha bisogno di un segnalibro.

E un segnalibro ti accompagna nella lettura, diventa parte di quel romanzo, tanto che a volte, almeno per me, è facile associare al libro che stavo leggendo il segnalibro usato in quel momento. E’ come se fosse un personaggio a sua volta, un compagno silenzioso e fedele del viaggio straordinario che compi ogni volta che ti prendi del tempo per leggere.

Io, di segnalibri, ne ho tantissimi. Ne compro tanti, e altrettanti li recupero ovunque ce ne sia uno in omaggio. Ne ho una piccola ma importante collezione. Ovviamente, quando ho conosciuto Gabriella ed ho scoperto i suoi SegnaLì mi sono innamorata all’istante. Di lei, che è simpatica, gentile, deliziosa come le sue creazioni. E di loro, i Segnalì.

Cosa sono i SegnaLì

I SegnaLì sono, appunto, dei segnalibri, dotati però di un piccolo blocco appunti, un supporto per “segnare”, appunto, tutto ciò che inevitabilmente ci resta dentro durante e dopo la lettura. Un’ispirazione creativa, un suggerimento utile, il verso di un brano, un riferimento a qualche altro libro o luogo.

L’idea è semplice e geniale. Io ho sempre sentito il bisogno di appuntare i sentimenti del momento, mentre stavo leggendo, ma proprio in quanto amante dei libri e delle pagine, mi è sempre piaciuto poco scribacchiarci sopra, a meno che non si trattasse di libri scolastici o testi universitari. Magari prendevo qualche appunto, ma su bloc notes o foglietti sparsi qua e là, che inevitabilmente ho perso nel giro di qualche giorno. SegnaLì, invece, resta proprio lì. Resta dove serve, e dove hai avuto bisogno di lui. E’ legato a te ed è legato al libro. Ed è anche un oggetto bello, fatto a mano, un pezzo unico che Gabriella crea con tempo e amore, scegliendo con cura colori, materiali e forme.

SegnaLì

Conosciamo Gabriella ed il suo lavoro

Ho proposto a Gabriella questa intervista non appena ho pensato di creare questa rubrica, La Marmaglia di MaMaglia, e lei ha accettato senza riserve, raccontandosi con la passione che caratterizza il suo lavoro, rivelandosi la straordinaria persona ed artista che è.

Conosciamola meglio.

Presentati, raccontaci qualcosa di te.
Mi chiamo Gabriella, ho quarantun anni e sono nata in Sardegna, dove finalmente vivo. Per anni, dopo un diploma nel campo della moda, ho iniziato a viaggiare per lavoro, inserendomi nel settore alberghiero. Questo cambio di orizzonti è avvenuto un po’ per necessità di indipendenza, un po’ perché all’epoca la mia Isola mi stava un po’ stretta. Ho iniziato ad amarla e capirla crescendo. Forse a perdonarla un po’.

Durante tutti questi anni, quasi venti, ho sempre avuto una passione per il craft, passando dal cucito allo scrapbooking. Amo molto lavorare con materiali che posso destrutturare come la carta, la stoffa, mescolando diversi materiali fra loro, in maniera inedita.

Come hai scelto il tuo “nome d’arte”?
Il nome SegnaLì è nato inizialmente dalla troncatura di Segnalibro e dalla doppia accezione che assume, visto che i miei segnalibri hanno un taccuino dove scrivere e prendere appunti. Diventa un invito a segnare lì. Mi è sembrato subito ironico e l’ho lasciato senza cercare altre alternative. È il primo che mi sia venuto in mente e l’ho accolto con il sorriso.

Successivamente ho avuto il sentore che ci fosse qualcosa di più. È cercando il dominio per il mio blog che mi sono accorta che non potevo accentarlo e così nell’url è diventato segnali. Questo nuovo significato mi piace tantissimo, perché mi fa venire in mente i segnali di fumo o i gesti che facciamo per farci comprendere o semplicemente notare. I segnali che mandiamo agli altri ci rendono visibili e parlano di noi.

Come nasce l’idea di “SegnaLì”?
Sono un’accanita lettrice da che ho ricordo. I libri, le storie, hanno accompagnato la mia vita, sono stati ancora di salvataggio e porte verso mondi e menti diversi. Già col craft ho sempre creato segnalibri, utilizzando la carta e altri materiali che mi piace assemblare: pezzi di stoffa, fili, piccole stampe.
Da tempo, però, avevo un pensiero fisso, un’idea che sapevo di avere dentro di me ma che non riuscivo a concretizzare. Un po’ come quando si ha una parola sulla punta della lingua!

Ho una scatolina piena di prove, di prototipi che hanno preceduto i SegnaLì. Sapevo che la parte importante del segnalibro avrebbe dovuto trovarsi all’esterno del libro. Ne ho creati alcuni – che sicuramente riprenderò – che sono molto intriganti dal punto di vista creativo, ma che non erano esattamente ciò che cercavo. Finché a furia di provare sono arrivata a quella che credo sarà la soluzione definitiva, se si eccettuano due o tre varianti che non ne cambiano il senso.

Il segnalibro per un lettore è parte quasi fondamentale della lettura. Sia esso un biglietto del treno trovato per caso, sia uno acquistato o ricevuto in regalo. La lettura inizia e finisce con loro. Da lettrice e amante del cucito non potevo non unire queste due mie passioni.

SegnaLì

Dove e come lavori? Hai una precisa routine oppure “aspetti l’ispirazione”?
Nel mio appartamento ho una stanza che fin da subito ho destinato al cucito e alla creatività. Il mio compagno l’ha ribattezzata Stanza delle Necessità, come quella presente nei libri di Harry Potter! E un po’ è vero. Arriva dalla necessità di avere un luogo solo mio, senza regole, dove potermi sedere con calma a dare sfogo alla mia fantasia. Ho scelto la stanza con la vista migliore, sul massiccio del Monte Linas che osserva il mio paese dall’alto nella sua pacifica, antica maestosità.

Non ho una routine di lavoro. In parte perché questo per me è un hobby, in parte perché il mio carattere non me lo consente. Dal momento che ho iniziato, ho deciso che non avrei mai cucito un SegnaLì se non fossi stata ispirata, e mai per altro bisogno se non quello di stare bene, di esprimermi e sentirmi libera. Avere degli orari o rispondere a delle regole toglierebbe quella sensazione di benessere che è la meta del mio agire.

Vorrei che si percepisse, in chi li guarda, che tutto ciò che è cucito sopra i SegnaLì, fa parte di un processo mentale e di suggestioni personale, impossibile da indurre. Spero che se ne capisca la poesia che muove le mie mani e i fili. Poesia che io cerco di assorbire da tanti stimoli esterni, come la lettura, l’ascolto della musica o il semplice tenere la finestra aperta, percependo la natura attorno.

Qual è la parte più difficile del tuo lavoro e quale invece quella invece che ti dà maggiori soddisfazioni?
Non essendo, questo, il mio lavoro principale, posso permettermi di sorvolare con più leggerezza difficoltà che altri devono affrontare con carattere e decisione. Diciamo che solitamente gli errori che è naturale fare, le mille prove, sono spesso sfiancanti. Non so perché, con i SegnaLì ogni fallimento – nella prova del prototipo – diventava una nuova sfida e piuttosto che arrendermi avevo più voglia di riprovarci. Credo che questo nasca dalla voglia forte che ho dentro di riuscire, finalmente, a far emergere ciò che ho dentro e che per anni ho nascosto, forse anche a me stessa, per paura del fallimento e della derisione.

Ciò che davvero, dal profondo del cuore, mi ha dato più soddisfazione, è vedere che quello che faccio viene compreso. Non perché mi piaccia ricevere dei complimenti (che anzi mi imbarazzano molto), ma perché è difficile essere percepiti nella nostra essenza. Allora se fra cento indifferenti arriva un’unica persona che però mi dice quelle parole che mi fanno capire di essere stata compresa, allora è Gioia. Quella con la maiuscola.

SegnaLì

Qual è il tuo prossimo obiettivo?
Al momento sto lavorando all’apertura del mio angolo web, segnali.blog. Ho aperto la pagina Facebook associata, @isegnali, dove parlo di libri e dove si possono, volendo, acquistare i SegnaLì e la pagina Instagram @segna_li. Vorrei creare un luogo – nelle sue diverse ramificazioni sul web – dove possa parlare di libri e di SegnaLì non solo come messaggio univoco da me a chi legge, ma come scambio sincero e proficuo.

Credo che in questi tempi abbiamo tutti bisogno di porti sicuri dove approdare, di sentirci liberi di essere noi stessi, soprattutto in ambito creativo. L’arte e la Bellezza, spesso, vengono viste come scelte deboli e di chi non si pone in maniera assertiva nel mondo. Io credo il contrario, credo che la Bellezza – non quella dei canoni, ma quella pura che parla dritta al nostro io più limpido – possa salvare il mondo. E noi siamo il suo tramite.

Secondo te, cosa vuol dire acquistare un oggetto artigianale?
Acquistare un oggetto che nasce in maniera unica e irripetibile dalle mani di un’altra persona, per me significa venire in possesso di una storia. La sua nascita, il suo evolversi non si estinguono con l’atto dell’acquisto, ma proseguono con il passaggio di mano in mano.

Chi crea è sempre mosso da passione e da tutta l’esperienza frutto di notti insonni, di letture, passeggiate in pieno centro città o immersi nella natura a osservare gli esseri umani e le loro vite, le loro imprese, i loro sogni. Capisco bene che non sempre la vita ci permetta di scegliere un oggetto di questo tipo, ci siamo assuefatti all’idea che il basso costo e la velocità di possesso siano qualità imprescindibili. E ognuno di noi in qualche modo si è lasciato prendere dal fascino del tutto e subito.

Credo che si possa arrivare a un buon compromesso. La Rete ci ha regalato velocità, connessione con persone che non avremmo mai potuto incontrare, abbattimento di muri laddove vengono ora eretti nuovamente. Credo si possa dedicare un attimo al pensiero che forse, un gesto così semplice come un acquisto, possa fare la differenza. Penso a un regalo che passa dalla mano di chi ha creato l’oggetto, magari in un luogo lontano – che so? Un’isola? – che arriva a noi e da noi alla persona che vogliamo omaggiare.

Dentro non c’è un acquisto frettoloso fatto con disattenzione. Ci sono l’amore, la cura, la scelta dei materiali. Ci sono il viaggio, l’attesa. Non c’è sfruttamento, non ci sono tutte quelle dolorose appendici che gli acquisti veloci e di articoli in serie si ritrovano obbligatoriamente. C’è il tempo dedicato a chi riceve, che parte dalla mente di chi ha per primo avuto l’idea fino alle mani del destinatario. Quale dono più prezioso possiamo ricevere, di quello del Tempo?

Non potrei essere più d’accordo con te Gabriella! Le tue parole non hanno bisogno di alcuna altra aggiunta… ti ringrazio per la tua intervista e a presto con i SegnaLì!

2 commenti

  1. Gabriella – SegnaLì

    Grazie Letizia per questa bella chiacchierata insieme! E per avermi ospitato nel tuo comodissimo e accogliente blog.

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    1. MaMaglia

      Grazie a te Gabriella, per la passione che metti in tutto quello che fai e per la tua creatività intelligente!

      Rispondi

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